Primo maggio: riflessione sulla “Festa dei lavoratori”

Nella giornata di oggi si celebra la Festa dei lavoratori, una occasione che si ripete ogni anno in diverse nazioni e spesso viene invece ricordata in Italia per il famoso concerto organizzato a Roma.

Nessuno si sofferma più sul significato effettivo di questa giornata..

La vera motivazione della celebrazione riguarda il successo ottenuto con la fatica e il fervore di tutti coloro che hanno lottato per ottenere quei diritti che tutti i lavoratori oggi posseggono ma che in passato non erano assolutamente contemplati.

A partire dagli operai dell’Illinois che nel 1866 ottennero come primo e insindacabile diritto la riduzione della giornata lavorativa ad un totale di 8 ore: la legge fu resa effettiva a partire dal 1 maggio dell’anno successivo con una manifestazione imponente tanto da espandersi non solo nel resto degli USA ma anche in Europa.

In Italia si deve aspettare l’anno 1923 con il Regio decreto legge 692 del Governo Mussolini per rendere effettivo il limite delle 8 ore: 57 anni dopo!

Ad oggi possiamo però elencare più categorie di lavoratori che svolgono la loro opera per ben più di otto ore al giorno!

In questa giornata ritengo utile porre la propria attenzione verso due importanti articoli della Costituzione in quanto spesso non rispettati:

  • Art. 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi“.
  • Art. 37: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione“.

Nei casi in cui essi vengano rispettati, possiamo ancora ricordare che esistono differenze tra lavoratori dipendenti e autonomi (con partita IVA): questi ultimi hanno il diritto relativo alla gestione autonoma del lavoro, ovvero non sono tenuti a rispettare norme imposte dal datore di lavoro in quanto essi stessi son i propri datori di lavoro.

L’autonomia però si “paga” cara in termini di altri diritti come le ferie, la malattia, i permessi, la maternità e la retribuzione mensile: essendo la propria azienda, se il lavoratore autonomo non svolge la propria opera per un qualsiasi motivo, deve tener conto che non vi sarà alcuna retribuzione.

Ogni scelta impone automaticamente alcune rinunce, come il caso della “comfort zone”: in Italia gli iscritti agli ordini professionali risultano essere oltre 1,4 milioni e 5 milioni di lavoratori autonomi; il Nostro Paese risulta confermarsi la nazione con il maggior numero di professionisti e il più alto numero di occupati in proprio in Europa.

La Pandemia ha però destabilizzato il primato mostrando un crollo vertiginoso del lavoro indipendente: il “V Rapporto sulle libere professioni in Italia 2020”, curato dall’Osservatorio libere professioni di Confprofessioni, mostra come la situazione pandemica abbia creato un’emergenza economica tale da ricorrere alle misure di sostegno in primis per due categorie (col 60% di domande) ovvero psicologi e geometri; seguiti poi da avvocati, ingegneri, architetti, e veterinari con percentuali intorno al 50%.

Tutte le altre categorie si attestano sotto il 40%, mentre in coda, sotto il 12%, troviamo quasi tutte le professioni sanitarie e i notai. 

Indubbiamente, nella giornata di oggi, sarebbe opportuna una seria riflessione che tenga conto delle esigenze e delle istanze di tutte le categorie di lavoratori.

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